Google Chrome scarica silenziosamente circa 4 GB di dati sul tuo PC senza mostrarti alcuna notifica. Non è un malware: è Gemini Nano, il modello AI locale che Google ha integrato nel browser dal 2024. A portare la questione all'attenzione pubblica è stato Alexander Hanff, ricercatore di privacy noto come That Privacy Guy, che ha documentato il processo: in meno di 15 minuti dalla creazione di un profilo Chrome, il browser deposita un file da 3–4 GB nella cartella OptGuideOnDeviceModel, senza opt-in esplicito. Il punto critico non è l'AI locale in sé — che ha vantaggi tecnici reali — ma il download non consensuale e il fatto che eliminare il file manualmente non basta: Chrome lo riscarica automaticamente finché le funzioni AI restano attive.
- Chrome scarica Gemini Nano (~4 GB) in background su PC compatibili, senza consenso esplicito
- Il file si chiama
weights.binnella cartellaOptGuideOnDeviceModel - Eliminarlo senza prima bloccare le funzioni AI non serve: Chrome lo riscarica
- Soluzione più affidabile: policy di registro Windows (
GenAILocalFoundationalModelSettings = 1) - Alternativa rapida: disabilitare due flag in
chrome://flags
Cos'è Gemini Nano e perché Chrome lo scarica in background
Gemini Nano è la versione compatta del modello AI di Google, progettata per girare direttamente sul dispositivo senza inviare dati ai server cloud. Chrome lo utilizza per alimentare funzioni come Help me write (assistenza alla scrittura), il rilevamento on-device delle truffe, i riassunti di pagina web e le API JavaScript per sviluppatori — LanguageModel, Summarizer, Translator.
Il file che occupa spazio disco si chiama weights.bin e contiene i parametri del modello. Google lo scarica automaticamente solo su hardware che soddisfa requisiti minimi: Windows 10/11 o macOS 13+, almeno 22 GB di spazio libero, GPU compatibile con WebGPU. La logica è la stessa alla base della ottimizzazione dell'inferenza AI in locale su cui Google lavora da tempo — ma qui viene applicata direttamente al browser da un miliardo di utenti, senza un consenso granulare.
Elaborare testo localmente ha vantaggi concreti: latenza ridotta, nessun dato di navigazione trasmesso a server remoti, funzionamento offline dopo il download iniziale. Il problema è la modalità di distribuzione: nessuna notifica, nessun opt-in, e un ciclo di auto-ripristino che rende inefficace la cancellazione manuale del file.
Come verificare se Gemini Nano è già sul tuo PC
Prima di bloccare il download, verifica se il modello è già presente con uno di questi tre metodi:
- Via DevTools: premi
F12→ scheda Console → digitaawait LanguageModel.availability()e premi Invio. Una risposta diversa da errore ("readily","after-download") indica che il modello è attivo o in coda. - Via pagina interna Chrome: apri
chrome://on-device-internals. Mostra stato, versione e spazio occupato dal modello locale. - Via file system (Windows): naviga in
%LOCALAPPDATA%\Google\Chrome\User Data\e cerca la cartellaOptGuideOnDeviceModel. Se contiene unweights.binda 3–4 GB, il download è già avvenuto.
Come bloccare Gemini Nano su Chrome: 3 metodi
Metodo 1 — Registro di Windows (permanente, raccomandato)
Il metodo più robusto, valido anche per ambienti aziendali con MDM o Group Policy. Microsoft documenta ufficialmente la chiave GenAILocalFoundationalModelSettings per Edge; funziona identicamente su Chrome perché i due browser condividono i componenti Chromium responsabili della gestione AI locale.
Apri il Prompt dei comandi come Amministratore (Win+S → cmd → tasto destro → Esegui come amministratore) e digita questi due comandi:
reg add "HKLM\SOFTWARE\Policies\Google\Chrome" /v "GenAILocalFoundationalModelSettings" /t REG_DWORD /d 1 /f
reg add "HKLM\SOFTWARE\Policies\Microsoft\Edge" /v "GenAILocalFoundationalModelSettings" /t REG_DWORD /d 1 /f
La policy supporta Dynamic Policy Refresh: entra in vigore senza riavviare il PC. Solo dopo averla applicata, elimina manualmente la cartella OptGuideOnDeviceModel: Chrome non la ricreerà. Il principio è lo stesso che si applica alla rimozione di app indesiderate su Windows 11 — agisci prima sulla policy, poi sui file.
Metodo 2 — Chrome Flags (rapido, meno permanente)
Efficace ma potenzialmente sovrascritto dagli aggiornamenti automatici di Chrome. Procedi in questo ordine:
- Apri
chrome://flags - Cerca
optimization-guide-on-device-model→ imposta Disabled - Cerca
prompt-api-for-gemini-nano→ imposta Disabled - (Opzionale) Cerca
OnDeviceModelBackgroundDownload→ imposta Disabled - Clicca Relaunch
Solo dopo il riavvio, elimina la cartella OptGuideOnDeviceModel. L'ordine è critico: invertirlo causa il re-download immediato al successivo avvio del browser.
Metodo 3 — Impostazioni AI di Chrome (da febbraio 2026)
Da febbraio 2026 Google ha introdotto un toggle ufficiale accessibile da chrome://settings: cerca "AI" nella barra interna e disattiva la voce relativa ai modelli on-device. È il metodo più accessibile, ma non è centralizzabile su più macchine — in contesti aziendali, usa il Metodo 1.
Implicazioni per privacy e conformità GDPR
Alexander Hanff ha sollevato due obiezioni legali specifiche: la Privacy Directive europea vieta di memorizzare file sui dispositivi degli utenti senza consenso preventivo esplicito; il GDPR impone trasparenza sulle finalità del trattamento. Google risponde che il modello elabora tutto localmente e che le funzioni sono descritte nelle condizioni d'uso accettate durante l'installazione del browser. A maggio 2026 nessuna autorità di controllo europea si è ancora espressa formalmente.
C'è anche un angolo ambientale: Hanff stima che distribuire 4 GB a scala globale generi tra le 6.000 e le 60.000 tonnellate di CO₂ equivalente per ogni ciclo di aggiornamento del modello, usando parametri pubblici sull'intensità energetica della rete fissa (0,06 kWh/GB) e il mix energetico europeo.
Per i team IT che gestiscono fleet aziendali, la policy di registro è l'unica via scalabile: distribuibile via Group Policy Object o script PowerShell senza intervento manuale su ogni macchina. L'ecosistema cloud di Google Gemini rimane accessibile indipendentemente: bloccare il modello locale non disattiva Gemini Web né le funzioni di Google Workspace.
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FAQ — Domande frequenti su Gemini Nano e Chrome
Cos'è Gemini Nano e a cosa serve dentro Chrome?
Gemini Nano è il modello AI di Google ottimizzato per l'esecuzione locale sul dispositivo, senza inviare dati ai server cloud. In Chrome alimenta funzioni come l'assistenza alla scrittura (Help me write), il rilevamento delle truffe in tempo reale e le API per sviluppatori web (LanguageModel, Summarizer, Translator). Il modello richiede circa 3–4 GB di spazio su disco e viene scaricato automaticamente su hardware compatibile con determinati requisiti minimi di sistema.
Come faccio a sapere se Chrome ha già scaricato Gemini Nano?
Il metodo più diretto è aprire chrome://on-device-internals nella barra degli indirizzi: la pagina mostra stato, versione e spazio occupato. In alternativa, premi F12, vai sulla Console e digita await LanguageModel.availability(): una risposta diversa da errore conferma che il modello è attivo. Puoi anche cercare direttamente la cartella OptGuideOnDeviceModel nel percorso %LOCALAPPDATA%\Google\Chrome\User Data\.
Il blocco via registro impedisce anche i futuri re-download di Gemini Nano?
Sì, è la caratteristica principale del metodo basato sul registro. Una volta impostata la chiave GenAILocalFoundationalModelSettings = 1, Chrome non riscarica il modello anche dopo eliminazione manuale della cartella. La policy supporta Dynamic Policy Refresh: entra in vigore senza riavvio del sistema ed è persistente attraverso gli aggiornamenti automatici del browser.
Il download silenzioso di Gemini Nano viola il GDPR?
La questione è aperta. Il ricercatore Alexander Hanff sostiene che il download silenzioso potrebbe violare la Privacy Directive europea, che impone consenso preventivo per qualsiasi memorizzazione di dati sul terminale, e il GDPR, che richiede trasparenza sulle finalità. Google risponde che il modello elabora tutto localmente e che le funzioni sono documentate nelle condizioni d'uso. Nessuna autorità di controllo europea si è ancora espressa formalmente a maggio 2026.
Conclusione
Bloccare Gemini Nano su Chrome richiede un passaggio in più rispetto alla semplice cancellazione del file: senza prima disabilitare le funzioni AI, il download riparte da solo. Il metodo più solido è la policy di registro, applicabile sia su PC singoli che su fleet aziendali tramite Group Policy. La vicenda evidenzia una tensione strutturale: i browser moderni stanno diventando piattaforme AI autonome con decine di GB di modelli scaricati in background, e il confine tra funzionalità e autonomia non consensuale è ancora tutto da definire. Qual è il limite accettabile per te? Scrivilo nei commenti.
#tuttelevitediunmaker
Professionista IT | Specialista AI & Cybersecurity | Creator YouTube
Lavoro nel settore utility ed energia con focus su intelligenza artificiale, cybersecurity ed elettronica. Su YouTube condivido analisi tecniche e guide pratiche senza semplificazioni inutili.

